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giovani e mercato del lavoro
Martedì 21 Febbraio 2012 17:25
LA FGCI RISPONDE ALLA LETTERA DEI GIOVANI AL CORRIERE DELLA SERA SUL MERCATO DEL LAVORO
di Flavio Arzarello - coordinatore nazionale FGCI
Cari ragazzi, fatemi dire, con grande nettezza ma anche con grande rispetto, che non sono d'accordo con le vostre considerazioni.
Vi considerate “fuori dallo scontro ideologico in atto”, ma la mia sensazione è che ne siate parte – forse – inconsapevole. Da qualche tempo ci viene raccontata una contrapposizione – secondo noi del tutto artefatta – tra lavoratori garantiti e non garantiti, tra giovani e meno giovani. Si tratta di una falsa rappresentazione, che avrà come effetto ultimo certo quello di abbassare le tutele per tutti.
Forse tagliando le pensioni, o cancellando l'articolo 18 si otterrebbe qualche effetto immediato sulle giovani generazioni? Perché mai consentire i licenziamenti discriminatori aiuterebbe i giovani? Semmai, si consegnerebbero alla precarietà altri milioni di lavoratori, con in più difficoltà enormi di reinserimento nel mondo del lavoro. L'ipotesi di contratto unico del ministro Fornero e l'ipotesi di riforma del lavoro del Governo mi sembra vada in questa direzione; si passerebbe dalla precarietà diffusa ad un vero e proprio 'contratto unico precario'. E mi sembra vi siate prestati a fare da sponsor a questa vulgata, che da tempo vede impegnato il maggior quotidiano italiano.
Il problema dal nostro punto di vista è invertire il paradigma degli ultimi 20 anni, in cui l'ondata liberista – in modo 'ideologico', questa volta sì – ha condannato un'intera generazione alla precarietà, passata da condizione contrattuale a paradigma di vita.
Quanti sono i giovani – anche punte di eccellenza - che devono lasciare il Paese perché in Italia il sistema dell'istruzione versa in condizioni disastrose? Anche in questo caso si tratta di una questione profonda, correlata al modello di sviluppo del nostro Paese. Noi pensiamo che si debba far diventare l'Italia una società della conoscenza e non competere al ribasso su diritti e salario.
Ancora, quanti sono i giovani e le giovani laureati che non svolgono un lavoro coerente con il percorso di studi? Penso che questo succeda, nella stragrande maggioranza dei casi, perché la legislazione, con la giungla contrattuale attuale, lo consente. E quanti sono i giovani – in gran parte al Sud, ma non solo – che lavorano in nero o saltuariamente senza garanzia alcuna?
Per questo è di tremenda attualità rimettere in discussione la Legge 30, insieme alla costruzione di un sistema evoluto di welfare a sostegno dei giovani precari. Queste, secondo noi, sono le priorità della nostra generazione; il resto è vuota ideologia.
Sperando di avere occasioni di confronto più organico, vi saluto cordialmente.
Assemblea FdS regionale
Sabato 18 Febbraio 2012 23:41

CON LA FIOM
Martedì 14 Febbraio 2012 16:18

LAVORO: PDCI,
PIENO SOSTEGNO A FIOM,
SINISTRA POLITICA
COLGA OCCASIONE
"Pieno sostegno e mobilitazione del Partito per lo sciopero generale proclamato dalla Fiom il 9 marzo". Lo esprime Oliviero Diliberto a nome del Pdci, dopo aver appreso la decisione del Comitato centrale del sindacato guidato da Maurizio Landini. "E' di grande importanza la decisione di costruire una grande mobilitazione a difesa dell'articolo 18, autentico
pilastro di dignità, e contro le politiche del governo in materia economica, antipopolari e classiste. Deve essere anche l'appuntamento" conclude il segretario del Pdci "che unisce le forze, politiche e sociali, a sinistra del Pd, dentro e fuori il Parlamento. A noi, sinistra politica, tutta, spetta il compito di non perdere l'occasione. Sarebbe il nostro popolo a non perdonarcelo."
La nota di oggi
Sabato 11 Febbraio 2012 23:48
Stupro di gruppo e articolo 18:
una relazione pericolosa
L'ultima notizia viene dalla FIOM: nella discussione (puramente ideologica) sull'articolo 18, tra le cause che la nostrana “razza padrona” porta a sostegno della cosiddetta “flessibilità in uscita” (detta in parole povere e comprensibili, è la pura e semplice libertà di licenziare)c'è l'assenteismo.
Niente di nuovo sotto il sole, dirà chi ha la memoria più lunga e già ha fatto le sue battaglie, negli anni settanta, contro l'uso di classe di questa categoria. Certo, niente di nuovo. Nemmeno nel tentativo, spudorato, di inserire tra le assenze prolungate cause di assenteismo anche l'assenza per maternità, tutelata da una legge dello Stato, nonché i congedi parentali che – conquista più recente e ancora pochissimo praticata – possono essere richiesti anche dai nuovi padri.
Chi ha la memoria lunga anche per le “cose da donne” (come un tempo brutalmente si diceva, in fedeltà alla pratica politica che contraddistingueva le varie formazioni...), cioè una comunista femminista quale io penso di essere, sa bene che non è la prima volta che il padronato nostrano ci prova.
Oggi, però, le reazioni del mondo politico, anche a sinistra, sono o assenti o - come dire? - soft...Politically correct in tempi di governo “tecnico”?
Francamente me ne infischio. Del governo tecnico. Della rilevanza europea e internazionale di Monti, assurto con la sua apparizione sulla copertina di Time a salvatore dell'Europa. Della presenza di tre ministre in posizione chiave che ha fatto – all'inizio, ma soltanto all'inizio – ben sperare sulla possibile ottica “di genere” in settori fondamentali come la sicurezza interna, la giustizia, il welfare, il lavoro... Toccare il diritto delle madri e dei padri di stare accanto ai loro bambini piccolissimi, toccare la possibilità per le donne di assentarsi dal lavoro due mesi prima e tre mesi dopo il parto, con possibilità di prolungare l'assenza dal lavoro produttivo per poter fare quello riproduttivo almeno fino al primo anno di vita del bambino, è una schifosa barbarie.
Chi non lo sostiene, almeno a sinistra (ma non era la destra l'alfiere della famiglia???), merita tutte le insolenze che le donne sapranno trovare nel loro in genere forbito vocabolario e merita che in forma organizzata gli si chieda di dimettersi subito e di lasciare la politica, quella vera, a qualcun altro. Più capace di stare al proprio tempo, di sapere quali sono i valori dell'oggi indisponibili allo scambio.
IL PDCI E LA CISPADANA
Giovedì 26 Gennaio 2012 23:39
La sezione PdCI Alto Ferrarese e la Segreteria provinciale del Partito dei comunisti italiani di Ferrara hanno discusso, in un incontro congiunto, la questione della Cispadana, che interessa diversi comuni dell’Alto Ferrarese e lo stesso comune di Ferrara.
E’ chiaro a tutti che ogni “grande opera” investe di problemi complessi il territorio interessato e chiama forze politiche e sociali, istituzioni e cittadini ad una valutazione attenta e non superficiale.
Siamo cioè consapevoli che la guardia va tenuta alta per quanto riguarda l’impatto territoriale della Cispadana, la sua vicinanza a luoghi abitati, i terreni agricoli e le case di civile abitazione, il livello di inquinamento da traffico che oltre 60 Km di autostrada senz’altro portano con sé.
Bene hanno fatto, dunque, sia i sindaci dei comuni coinvolti che i cittadini ed i loro comitati a chiedere che la realizzazione della Cispadana abbia vincoli precisi, discussi ampiamente e determinati da provvedimenti regionali che mettano al primo posto l’interesse pubblico.
Chi vive da sempre nel Ferrarese conosce la storia di questo territorio, lontano dall’asse principale di trasporto e comunicazione, la Via Emilia, una lontananza chiamata più volte in causa, negli anni passati, perché ritenuta determinante della situazione di “sottosviluppo”, rispetto ad altri territori regionali, che faceva accomunare il Ferrarese addirittura ad una provincia del Sud.
Anche le difficoltà dei collegamenti ferroviari andavano a rafforzare questa situazione, tanto più grave nelle zone in cui i tratti ferroviari sono via via stati soppressi o resi meno efficienti per il trasporto delle persone e delle merci.
Noi riteniamo che la Cispadana possa costituire, per il nostro territorio, un’occasione.
Agevolando collegamenti e circolazione di persone e merci, un asse viario alternativo a quello consolidato della Via Emilia, può attrarre, nel medio periodo, investimenti artigianali ed industriali, mettendo un freno al processo di deindustrializzazione che colpisce il Ferrarese da anni, e che si è particolarmente aggravato con la crisi in corso.
Deindustrializzazione significa – come è sotto gli occhi di tutti – perdita di posti di lavoro, impoverimento di famiglie ed intere fasce di popolazione, calo dei consumi, maggior difficoltà per i giovani ad inserirsi nella vita produttiva e a conquistare autonomia e indipendenza.
La Cispadana – su cui la Regione investe risorse considerevoli – può aprire un processo virtuoso che metta un freno all’impoverimento complessivo del territorio e delle popolazioni che lo abitano, creando più possibilità di lavoro per le aziende, per le imprese, e quindi per i lavoratori e le lavoratrici.
Il PdCI impegna le sue strutture locali e provinciali, gli uomini e le donne che operano in sua rappresentanza nelle istituzioni, a vigilare insieme alle amministrazioni locali e ai cittadini affinchè la realizzazione della Cispadana tenga conto il più possibile delle obiezioni sollevate dalle diverse parti e affinchè chi ha la responsabilità per farlo metta in atto tutti i procedimenti indispensabili a ridurre al minimo gli svantaggi e ad agevolare al massimo le ricadute positive sulle varie comunità coinvolte.
Sorveglieremo inoltre che con la costruzione della cispadana si stanzino anche le risorse necessarie a migliorare la cosiddetta viabilità di collegamento, ugualmente necessaria, ed per riorganizzare la viabilità ordinaria, al fine di impedire che il traffico pesante debba attraversare i centri abitati con conseguenze pesanti sulla sicurezza degli abitanti.
Siamo certi che se istituzioni, cittadini, forze produttive, associazioni e organizzazioni opereranno in sinergia in questa direzione, la realizzazione del progetto non potrà che portare benefici alle popolazioni dell’Alto Ferrarese, del Ferrarese, e delle provincie limitrofe (Modena e Reggio Emilia) parimenti interessate.
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